“Il tetto al contante non frena l’evasione. E porterà al crollo del Made in Italy”

Dal 1° luglio il limite del pagamento in contanti è sceso a 2.000 euro. Soglia che sarà ulteriormente abbassata a 1.000 euro nel 2022. «Sembrerebbe un favore alle banche, ma più che altro è uno strumento di controllo», dice l’avvocato e commercialista Ranieri Razzante, professore di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna e noto esperto di criminalità organizzata e terrorismo.

Non sembra che il tetto ai contanti abbia portato i risultati apprezzabili nella lotta all’evasione e al riciclaggio.

«Possiamo anche essere d’accordo nel limitare a 2mila euro le transazioni in contanti, ma non dicano che serva a contrastare le mafie e l’evasione».

E allora perché adottare questa misura?

«Una misura che ha un effetto annuncio devastante. La gente pensa già che non potrà disporre del proprio denaro e che sarà sempre più controllata. Oggi, comunque, ogni movimento bancario superiore ai 10mila euro viene comunicato alla Uif. E i dati sono a disposizione anche di Banca d’Italia, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate. Quindi non è vero che non ci siano controlli sul contante».

E la criminalità organizzata come riesce a utilizzare il denaro sporco?

«La mafia lo reinveste, perché è capace di occultarne la provenienza, utilizzando i canali ufficiali. Alle mafie non frega niente del contante, interessa solo per avere potere e controllo del territorio. E quindi comprano il ristorante, il supermercato, le persone. Usano il denaro sporco nelle imprese dove gira il contante. Queste emetteranno scontrini o fatture tante quante servono per coprire il denaro da riciclare, che poi viaggerà sui conti delle imprese».

Perciò è inutile anche nella lotta all’evasione fiscale?

«Dai rapporti della Guardia di Finanza non emergono i contanti ma le frodi fiscali, le frodi carosello fra società (per lo più fittizie) dove girano bonifici internazionali. Quindi la limitazione al contante è anacronistica, altrimenti la Germania, che non ha limiti, non avrebbe circa la metà della nostra evasione fiscale. È provato scientificamente che l’abbassamento del limite non abbia portato risultati. Anzi, quando Monti abbassò a 1.000 euro il limite del contante ci fu un calo del fatturato del made in Italy del 37 per cento».

La Bce afferma che è un mezzo di pagamento essenziale per certi gruppi sociali, come gli anziani.

«La Bce il 13 dicembre scorso e il 22 maggio di quest’anno ha rimproverato sia l’Italia sia il Belgio per la decisione di limitare il contante. Nella lettera a Conte e Gualtieri ha scritto: Vi ricordiamo che l’emissione del contante la decidiamo noi Potete limitarlo per problemi di evasione fiscale ma dovete dimostrare l’efficacia della misura C’è già una normativa internazionale per la limitazione al contante, non ne occorrono altre Ricordatevi che il contante viene emesso per consentire i pagamenti a coloro che sono distanti dalla tecnologia per favorire la cosiddetta inclusione sociale».

Allora perché queste misure?

«Le banche stanno perdendo commissioni, i margini di interesse e di intermediazione si sono abbassati. Come possono guadagnare? Spingendo la gente a usare le carte di credito, il cui costo non si abbasserà mai, perché giustamente si deve remunerare una rete che ha costi tecnologici rilevanti».

Quindi rientra in un grande piano, come quello dell’obbligo del Pos. Il paziente di un dentista, per esempio, se paga le cure in contanti non potrà detrarle come spese sanitarie

«È incostituzionale. L’articolo 3 sancisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge: un paziente che paga 100 euro in contanti non può essere trattato diversamente da uno che paga con la carta. Poi viola l’art. 1277 del Codice civile che recita: Le obbligazioni pecuniarie si pagano con la moneta che ha corso legale. Lo Stato non può intervenire sulla libertà d’impresa (art. 41 Costituzione) né sull’uguaglianza. Sembrano misure di controllo della popolazione e dei consumi. Se si terrorizza la gente anche sull’uso della moneta ufficiale si esercita una forma di controllo, non vorrei si trattasse di questo».

Intervista rilasciata al quotidiano IL GIORNALE dall’avvocato e commercialista Ranieri Razzante, professore di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna e noto esperto di criminalità organizzata e terrorismo.