ALLARME….. OCSE!!!!!!!!

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico i costi della crisi graveranno su precari, giovani e donne, a causa del mancato rinnovo dei contratti e il congelamento delle assunzioni

Quattro anni di lenti miglioramenti sul fronte dell’occupazione spazzati via dal virus. In Italia la disoccupazione dovrebbe raggiungere il 12,4% a fine 2020. Se poi la pandemia sarà tenuta sotto controllo, la percentuale scenderà gradualmente all’11% entro la fine del 2021. Ma nel caso di una seconda ondata tra ottobre e novembre, il tasso di disoccupazione alla fine del prossimo anno resterebbe intorno all’11,5%, vicino al picco registrato durante la crisi del 2008 e due punti sopra quello di fine 2019.

Le previsioni sulle conseguenze della pandemia sul mercato del lavoro italiano arrivano dall’Employment Outlook 2020 dell’Ocse, secondo cui la pandemia ha innescato la più profonda crisi economica dai tempi della Grande Depressione del 1929. Nei primi tre mesi dell’emergenza sanitaria, il totale delle ore lavorate è crollato dieci volte di più rispetto ai primi tre mesi della crisi del 2008. E l’Italia è uno dei Paesi più colpiti dalle ricadute economiche del virus: se si considerano sia il calo degli occupati sia il calo delle ore lavorate, spiegano dall’Ocse, l’impatto della crisi da noi è stato tra i più forti nell’area.

Il governo italiano, come gli altri dell’area Ocse, ha preso misure senza precedenti per aiutare le imprese, i lavoratori e le loro famiglie. Ma nonostante questo, le richieste del sussidio di disoccupazione Naspi sono aumentate del 40% tra marzo e maggio, rispetto allo stesso periodo del 2019. Con il blocco dei licenziamenti ancora in vigore, il calo degli occupati, confermano dall’Ocse, è stato determinato in effetti principalmente dal mancato rinnovo di molti contratti a tempo determinato e dal congelamento delle assunzioni. Basta guardare al numero delle offerte online di lavoro in Italia, sceso del 30% tra febbraio e maggio.

La crisi in Italia ha colpito in particolare gli autonomi, i temporanei, i lavoratori con bassi salari, i giovani e le donne. Ad aprile, in pieno lockdown, i lavoratori con i salari più alti avevano circa il 50% di probabilità in più di lavorare da casa rispetto a quelli con i salari più bassi che, al contrario, avevano il doppio delle probabilità di aver smesso di lavorare del tutto. La crisi Covid-19 rischia quindi, si legge nel report dell’Ocse, di aggravare le disuguaglianze già esistenti sul mercato del lavoro italiano tra la parte alta e la parte bassa del mercato del lavoro.

Ecco perché, dopo le misure d’emergenza, con la ripresa dell’attività economica l’Ocse raccomanda all’Italia che «il pacchetto di misure preso al picco della crisi deve evolvere trovando il giusto equilibrio tra un rinnovato sostegno a chi è in difficoltà, l’accompagnamento delle inevitabili ristrutturazioni dove necessario e la creazione di nuovi posti di lavoro».

Il 49% dei lavoratori in Italia è occupato in lavori che richiedono un certo grado di interazione fisica. Elevati standard di sicurezza sul posto di lavoro restano quindi una priorità assoluta nei prossimi mesi, raccomandano dall’Ocse. Sulla cassa integrazione, dalla organizzazione parigina suggeriscono un adattamento in modo da dare a imprese e lavoratori i giusti incentivi a riprendere l’attività o a cercare un altro posto di lavoro: «Una partecipazione ai costi della cassa integrazione da parte delle imprese, incentivi alla ripresa e alla ricerca di un altro lavoro e la promozione di attività formative sono alcuni strumenti che politica e parti sociali possono considerare per i prossimi mesi per far evolvere la cassa integrazione alla nuova situazione».

Il divieto di licenziamento e i limiti all’assunzione di lavoratori con contratto a tempo determinato (prima della crisi Covid-19 l’Italia era il terzo Paese Ocse per limiti all’uso di contratti temporanei), inoltre, «dovrebbero essere riconsiderati per evitare che l’aggiustamento si scarichi interamente sui lavoratori senza un contratto a tempo indeterminato». L’accesso e il livello delle prestazioni di sostegno al reddito, poi, dovranno essere rivisti con l’evolvere della crisi, in particolare per evitare che le persone cadano in povertà. Il funzionamento del reddito di cittadinanza e del reddito di emergenza andrà riconsiderato per garantire che le famiglie più bisognose siano davvero sostenute, cosa che oggi non accade.

Poi una raccomandazione sui giovani, tra i più colpiti dalla crisi: «L’Italia deve agire rapidamente per aiutare i propri giovani a mantenere un legame con il mercato del lavoro, per esempio riprendendo e rinnovando significativamente il programma Garanzia giovani».

A sostegno di queste misure, l’Ocse suggerisce che i servizi pubblici e privati per l’impiego vengano preparati per rispondere «a un aumento della domanda dei loro servizi, dotandosi degli strumenti necessari, a partire da un maggiore e migliore uso dei servizi digitali». Programmi di formazione online e offline possono aiutare le persone in cerca di lavoro e i lavoratori in cassa integrazione a trovare lavoro nei settori e nelle occupazioni relativamente più richiesti e a contrastare il rischio di disoccupazione di lungo periodo. E gli incentivi all’assunzione, concentrati sui gruppi più vulnerabili, potrebbero contribuire a promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro.