DECRETO RISTORI, LE 5 PROPOSTE DI FRATELLI D’ITALIA PER SALVARE LAVORATORI E IMPRESE

Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha presentato oggi in conferenza stampa le proposte elaborate dal movimento dopo il presidio permanente di Piazza Capranica a Roma e il confronto con gli oltre 500 rappresentanti delle categorie e delle associazioni più colpiti dall’emergenza Covid e dai provvedimenti del Governo Conte. Un confronto a 360 gradi che ha permesso a Fratelli d’Italia di dialogare con un mondo estremamente variegato, raccogliere proposte e spunti programmatici e approfondire gli aspetti che i Dpcm di Conte e il decreto Ristori hanno superficialmente ed erroneamente dimenticato. Alla conferenza stampa sono intervenuti i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani, e i parlamentari Giovanbattista Fazzolari e Augusta Montaruli.

Le proposte si dividono principalmente in 5 grandi macro-voci, alle quali si aggiungono poi le storiche proposte del movimento guidato da Giorgia Meloni.

1. RISTORI L’intera economia italiana o quasi è stata ed è tuttora pesantemente colpita dalle conseguenze del Covid-19. La logica del contributo a fondo perduto o, come piace chiamarlo al governo, del ristoro legato al codice ATECO è una logica errata. Il ristoro dovrebbe essere destinato a tutte le attività che hanno registrato un determinato calo del fatturato rispetto all’anno precedente, differenziandone poi l’entità in base alle restrizioni imposte dai DPCM. Per questo FDI proporrà di estenderlo a tutti coloro che hanno subito una diminuzione del fatturato superiore al 33% tra aprile 2020 e aprile 2019 (requisito di accesso previsto dal governo sia nel Decreto Rilancio sia nel Ristori) o nei trimestri marzo-maggio 2020 o giugno-agosto 2020 rispetto agli analoghi trimestri 2019. Perché ad essere danneggiate non sono solamente le attività che hanno subito restrizioni in base ai DPCM di Conte, non sono solo le attività obbligate a chiudere. Se è in crisi il turismo, non sono solo gli hotel a risentirne, ma tutta la filiera e tutto l’indotto. Dalla ristorazione, al commercio, ai servizi. Se chiudono gli hotel vengono colpite indirettamente, ad esempio, le attività delle lavanderie industriali che lavorano con gli hotel stessi, le attività di forniture per hotel, le imprese di pulizie e via dicendo.

FDI ritiene inoltre che prendere il mese di aprile 2020 come unico periodo di riferimento per determinare l’ammontare del contributo non sia un criterio equo in quanto penalizzante per molte attività stagionali. Per questo proporremo che il beneficiario possa richiedere che il calcolo venga fatto sulla riduzione media di fatturato del trimestre marzo-maggio 2020 o giungo-agosto 2020 rispetto agli analoghi trimestri 2019.

2. SOSTEGNO AL MONDO PRODUTTIVO Il governo si ostina erroneamente nel proseguire con la logica dei bonus e dei ristori una tantum che ha contraddistinto i decreti Cura Italia, Rilancio, Agosto e anche il recente Decreto Ristori quando sarebbe invece necessario prevedere un intervento dello Stato a copertura dei “costi fissi” che gravano su imprese, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi, quali, ad esempio: canoni di locazione, mutui/leasing in essere, utenze, imposte e tasse (in primo luogo quelle attinenti a servizi non fruiti quali tasse sui rifiuti, sull’occupazione del suolo pubblico e simili), premi assicurativi, versamenti contributivi quando indipendenti dal fatturato come nelle Gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti. Oltre a ciò, lo Stato dovrebbe garantire, soprattutto in presenza del blocco dei licenziamenti, la completa gratuità della Cassa integrazione, contribuendo alla copertura dei costi che rimangono comunque a carico delle imprese, come ad esempio la quota di TFR mensilmente accantonata a termini di legge (nel settore metalmeccanico industria il costo medio mensile del TFR a carico dell’azienda per singolo dipendente, in considerazione dei diversi livelli contrattuali, può variare da circa 120 euro mensili fino a quasi 145 euro, nel commercio da circa 130 a oltre 166 euro) che può sembrare poca cosa ma, su un periodo lungo di CIG come quello attuale, pesa fortemente sulle casse aziendali. Intervenendo sui costi fissi si consentirebbe alle imprese in difficoltà di rimanere sul mercato, di rimanere operative, dando loro una prospettiva per il futuro. E questa logica di intervento è ancor più necessaria per le imprese colpite o costrette addirittura a chiudere dalle restrizioni dei DPCM. Proprio in questa logica, l’intervento minimo sui costi fissi deve riguardare le locazioni. Per questo FDI proporrà di estendere a tutte le imprese/lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione del fatturato almeno pari al 33% rispetto all’anno precedente (il periodo di riferimento è, in via opzionale, il mese di aprile, il trimestre marzo-maggio o il trimestre giugno-agosto) il credito d’imposta sugli affitti per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 elevandone inoltre la percentuale dal 60 al 100%.

3. SOSTEGNO AL REDDITO E WELFARE UNICO Oltre ai ristori e al sostegno all’impresa, bisogna inoltre affrontare, per lavoratori autonomi e partite IVA, il problema del sostegno al reddito personale rispetto al quale tutto si è fermato alle due mensilità di marzo e aprile del bonus 600 euro divenuto per alcuni di mille euro nel mese di maggio. Alla luce delle carenze del welfare evidenziate con l’emergenza epidemiologica, FdI ritiene infine necessario aumentare le tutele in favore del mondo del lavoro atipico, del lavoro autonomo e delle partite IVA, istituendo un sistema universale e unico di ammortizzatori sociali in sostituzione di quello attuale incentrato sulla tutela dei lavoratori dipendenti tradizionali.

Proprio per tali ragioni, per tentare di garantire parità di trattamento, già nel mese di marzo in sede di conversione del Decreto Cura Italia, FdI ha presentato un emendamento volto ad utilizzare lo stesso metodo di calcolo utilizzato nella CIG per determinare l’ammontare delle indennità destinate ai lavoratori autonomi, ovvero considerando l’80% di un 1/12 del reddito lordo da lavoro autonomo risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi presentata e con gli stessi limiti di importo mensili previsti per la CIG.

4. ALTERNATIVE ALLA CIG E ALLA LOGICA ASSISTENZIALE Sin dall’inizio abbiamo sottolineato come fosse importante offrire alle imprese un’alternativa alla Cassa integrazione, aiutandole a resistere con misure ad hoc che facessero sentire la presenza dello Stato. Come quella con la quale abbiamo chiesto di ridurre il cuneo fiscale alle imprese che non richiedono la Cassa Integrazione (CIG),per un importo pari all’80% del costo del trattamento di integrazione salariale che lo Stato avrebbe sostenuto in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali. La ratio alla base di tale proposta, avanzata da FdI già nel mese di marzo come emendamento al Decreto Cura Italia, è stata sostanzialmente ripresa dal governo nelle misure del Decreto Agosto e del Decreto Ristori, legando l’esonero contributivo alle ora di CIG fruite dall’impresa nei mesi precedenti. Sempre in quest’ottica abbiamo esortato e continuiamo ad esortare il Governo affinché lo Stato acquisti servizi da alcuni settori. Non si tratta di beneficienza, ma di servizi dei quali lo Stato ha bisogno per limitare le possibilità di contagio, quali: servizi di trasporto persone, che già da tempo sarebbero stati utilissimi per integrare il trasporto pubblico locale e limitare gli assembramenti sui mezzi. Possono essere coinvolti i bus turistici, possono essere stipulate convenzioni con taxi e NCC ad esempio per il trasporto delle persone più a rischio come gli anziani; servizi alberghieri, al fine di garantire su base volontaria la possibilità di trascorrere il periodo di quarantena al di fuori delle mura domestiche, o anche di dare la possibilità alle persone maggiormente a rischio come gli anziani di poter soggiornare tranquillamente in un hotel evitando in tal modo il rischio di contagio in ambito familiare. Così facendo, oltre ai vantaggi in termini di limitazione dei contagi, si sarebbe dato respiro a settori fortemente in difficoltà, proponendo a molte attività un’alternativa concreta alla CIG. Del resto gli imprenditori non chiedono altro che questo, poter lavorare.

5. PACCHETTO PER FAVORIRE LA CONTINUITÀ DELLE IMPRESE Considerando il disastroso andamento dell’economia italiana nel 2020 e quindi il disastroso andamento di gran parte delle imprese italiane, costituisce una priorità quella di favorire con misure ad hoc la continuità delle imprese stesse, scongiurando il rischio che, a causa dei debiti e delle insolvenze accumulate nel 2020, sia più conveniente chiudere e riaprire l’attività utilizzando una nuova ragione sociale. Proprio per questo, FDI propone un pacchetto di misure in favore delle imprese che resistono e danno continuità alla propria azienda. Requisiti di accesso: le misure si rivolgono alle imprese/lavoratori autonomi esistenti al primo gennaio 2019 che hanno registrato nel 2020 un calo di fatturato di almeno il 33% rispetto all’anno precedente e alle imprese costituite successivamente al primo gennaio 2019 con fatturato non superiore a 500 mila euro nell’anno 2020.

Misure di sostegno. Per il biennio 2021/2022 è previsto quanto segue:

●     IVA ridotta del 50% rispetto a quella vigente per il settore di appartenenza

●     Esenzione Irap

●     Riduzione del 50% dei contributi a carico dell’impresa per i propri dipendenti

●     Riduzione 50% dei contributi previdenziali personali dell’imprenditore/lavoratore autonomo

●     Eliminazione del minimo contributivo INPS laddove previsto

LE PROPOSTE STORICHE DI FRATELLI D’ITALIA

Ribadiamo inoltre delle proposte, ancora attuali, che abbiamo da tempo presentato, in quanto, a dispetto di quanto fatto dal Governo, abbiamo da sempre ragionato considerando l’emergenza Covid-19 un’emergenza che non si sarebbe risolta nel breve periodo, e che, quindi, le difficoltà del mondo produttivo sarebbero andate oltre il semplice aiuto una tantum dell’Esecutivo.

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  Unificazione degli anni fiscali 2019/2020 Per le imprese che hanno subito un calo del fatturato nel trimestre marzo-maggio 2020, rispetto allo stesso trimestre 2019, pari almeno al 25% (o al 33% se con fatturato superiore ai 50 milioni), il versamento delle imposte sui redditi viene prorogato al 30 giugno 2021, consentendo la compensazione degli utili e delle perdite dei due esercizi.

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  Aumentare da 6 a 11 le settimane di Cassa integrazione previste dal decreto Ristori, per far coincidenza durata della CIG e durata del blocco dei licenziamenti. Le sei settimane previste dal decreto Ristori terminerebbero il 26 dicembre mentre il blocco dei licenziamenti vige per ora fino al 31 gennaio 2021.

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  Stato di crisi per il settore del turismo, fortemente colpito dalla crisi in corso.

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  Riduzione al 5% dell’aliquota IVA per il settore dell’Horeca e del trasporto passeggeri.

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  Libertà di assumere con la sospensione totale, per tutto il 2021, del Decreto Dignità e con la liberalizzazione dei voucher lavoro in tutti i settori produttivi, in primis nel settore agricolo.

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  Libertà di impresa con l’eliminazione di tutti i vincoli superflui per le annualità 2020/2021/2022. Eliminazione del minimo contributivo INPS, del tetto al contante, degli ISA, delle leggi speciali in ambito tributario.