DPCM – PROVIAMO A CAPIRE COSA CAMBIA PER LE FESTE…..

Il Premier Italiano – avv. Conte

Dal 21 dicembre al 6 gennaio non ci si potrà trasferire tra Regioni Oggi il nuovo Dpcm dopo l’ok dei governatori: resta il coprifuoco alle 22 nei Comuni. Il 25-26 dicembre e il 1° gennaio sarà vietato spostarsi anche tra Comuni salvo comprovate esigenze di lavoro, necessità o salute.

La bozza del Dpcm che stabilisce le regole in vigore da domani è ora al vaglio delle Regioni, che in queste ore invieranno le loro osservazioni. Comunque sia oggi Giuseppe Conte firmerà il provvedimento che ieri notte stato al centro della riunione del Consiglio dei ministri . La linea resta quella del rigore: coprifuoco alle 22 per tutta la durata del Dpcm che scadrà il 15 gennaio, oltre quindi i 30 giorni consueti. Una estensione resa possibile dal decreto legge al vaglio ieri sera del Cdm che consente di prolungare l’efficacia dei Dpcm fino a 50 giorni. Di fatto si potrebbe quindi arrivare fino al 20 gennaio, anche se non sarà così. È certo invece che fine al 15 gennaio resterà il coprifuoco compresi il giorno della Vigilia del 24, a Natale e l’ultimo dell’anno in occasione del quale saranno vietate – dalle 18 in poi – pure le consumazioni nei ristoranti degli alberghi (si potrà cenare solo in stanza) per evitare i cenoni.

Anche sugli spostamenti resta confermato il «no» ai trasferimenti tra Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio. Ma si tratta sulle deroghe. Il trio rigorista – Speranza, Boccia, Franceschini – ritiene che l’unica eccezione sia per residenti, ragioni di lavoro, emergenze. E così è infatti stabilito nella bozza del decreto legge (lo stesso che estende la durata del Dpcm) . Si è voluto infatti affidare a un provvedimento con forza di legge una limitazione così importante alla libertà di movimento. E infatti sempre nel decreto legge viene stabilito il divieto a spostamenti in comuni diversi da quello di residenza anche nella stessa Regione e anche per l’eventuale raggiungimento della seconda casa. È stata invece cassata la norma che prevedeva la chiusura dei ristoranti per Natale, Santo Stefano e Capodanno che invece, come chiesto dalle Regioni potranno rimanere aperti a pranzo (a cena vale il divieto generale già in vigore per la chiusura alle 18). La ratio del provvedimento è chiara: evitare assembramenti soprattutto tra persone non conviventi o comunque con le quali non si hanno contatti quotidiani. Per la stessa ragione resteranno chiusi gli impianti di sci (gli alberghi invece potranno rimanere aperti). Quanto alla possibile anticipazione del ritorno a scuola, al di là delle dichiarazioni di buona volontà, sembra difficilmente praticabile.

Stamane partirà il confronto con le Regioni. «Siamo a disposizione h24», ha fatto sapere il veneto Luca Zaia. Un faccia a faccia che si annuncia teso così come altrettanto difficile è stato anche il confronto all’interno della maggioranza emerso in occasione delle comunicazioni di Speranza, ieri mattina al Senato. Il ministro della Salute aveva spiegato che il Governo è fiducioso che presto l’indice RT possa calare sotto 1 ma ha anche avvertito che il «raggio di sole» non può tradursi in «pericolo scampato». Non bisogna cioè abbassare la guardia .

A Palazzo Madama però è andato in scena uno scontro molto duro tra i capigruppo della maggioranza che non hanno trovato l’accordo sulla risoluzione che alla fine è stata sottoscritta dai rappresentanti in commissione Salute con un generico via libera alle comunicazioni di Speranza. Sulle barricate Davide Faraone (Iv) e Andrea Marcucci, il capogruppo Dem. «No alla chiusura dei comuni a Natale», perché – hanno spiegato – non ha senso penalizzare chi vive in piccole città, magari senza ristorante. Si apra ai ricongiungimenti con i parenti più stretti, i genitori e i nonni. Faraone ha anche chiesto che si permettano le crociere e le cene della vigilia in albergo.Ma dal vertice Pd è arrivata la correzione di rotta immediata. La linea di Marcucci non è quella del partito hanno detto quasi simultaneamente Nicola Zingaretti e Dario Franceschini. Il capodelegazione dem e ministro dei Beni culturali è stato descrittomolto irritato con il capogruppo Dem ritenuto ancora una volta troppo vicino ai renziani.

«Rosso», «arancione» e «giallo» continueranno a colorare l’Italia in base alla diffusione del virus anche nelle prossime settimane. Con l’Italia che potrebbe essere colorata tutta, o quasi, di giallo (rischio più basso) dal 18 dicembre in poi. «Dicembre dev’essere il mese che ci fa mettere in sicurezza il Paese senza fare un lockdown nazionale. Da qui a 15 giorni tutta Italia o gran parte d’Italia sarà gialla», ha confermato ieri il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia.

Il percorso verso il «giallo» comincerà già questo week end dopo il report di domani dell’Iss quando il salto da rosso ad arancione potrebbe scattare per Campania, Toscana e Valle d’Aosta, mentre potrebbero passare in area gialla Marche, Friuli Venezia ed Emilia Romagna. Poi nella settimana dopo e in quella del 19 dicembre gli altri passaggi, con l’Abruzzo che si potrebbe unire per ultimo. «Nel Dpcm sarà riconfermato l’impianto a tre colori per le regioni, con fasce arancioni, rosse e gialle, che ha creato le condizioni per rimettere sotto controllo l’epidemia», ha ribadito il ministro della Salute Roberto Speranza.

Il nuovo Dpcm dunque sarà sulla stessa linea di quello del 3 novembre che scade oggi, anche se non è esclusa qualche novità sul fronte del peso dei criteri che decidono l’assegnazione della categoria di rischio (alto, medio alto, medio). In particolare già nel nuovo Dpcm o in un altro provvedimento si potrebbe dare più peso all’incidenza dei casi (con la soglia di sicurezza 50 casi ogni 100mila abitanti). Ieri intanto 20.709 nuovi contagi con 207mila tamponi – incidenza in calo al 10% – con 684 decessi. In calo i ricoveri (-357) e le terapie intensive (-47).

Resta il divieto di circolazione dopo le 22

Eccezioni: lavoro e salute

Nel nuovo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) resta il divieto di circolazione dopo le dieci di sera e fino alle cinque del mattino successivo se non per motivi di necessità, lavoro o salute.

Il limite varrà anche per le giornate di Natale, Santo Stefano e a Capodanno.

Per questo motivo le messe della vigilia dovranno essere anticipate per permettere ai fedeli di ritornare a casa allo scoccare del coprifuoco

Il 25, 26 e 1° gennaio no spostamenti tra comuni

Anche per residenza e domicilio

Novità tra le restrizioni previste: il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio proibito spostarsi dal Comune nel quale ci si trova, che sia quello di residenza, domicilio o meno. «Dobbiamo disincentivare gli spostamenti tra regioni il 25, 26 e primo gennaio e limitare anche gli spostamenti tra comuni. Dobbiamo affrontare le feste con massima serietà se non vogliamo nuove chiusure a gennaio», ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Spostamenti tra regioni, stop dal 21 dicembre

Neppure tra zone «gialle»

Dal 21 dicembre non ci si potrà più spostare neppure tra regioni gialle. Saranno permesse deroghe per ritornare ai luoghi di residenza e/o di domicilio, inoltre per ricongiungimenti familiari specie nel caso di anziani soli da raggiungere. Restano le eccezioni per motivi di necessità, lavoro o salute.

L’ampiezza delle deroghe è stata in discussione fino all’ultimo nel governo. In dubbio fino all’ultimo anche il nodo seconde case: se permettere di andarci o meno.

La scuola riapre dopo il 6 gennaio

Meno didattica a distanza

È un’ipotesi che avrebbe avanzato il premier Giuseppe Conte per «dare un segnale»: Diminuire la percentuale di studenti che fanno lezione a distanza. La scuola nel suo complesso dovrebbe comunque riaprire dopo la Befana. La Ue ha indicato come misura cuscinetto di allungare le vacanze di Natale e dunque posticipare il rientro in aula. Intanto ieri una risoluzione di maggioranza, che ha avuto l’ok del governo, punta a dare priorità anche a studenti e docenti nella somministrazione del vaccino anti Covid.

Alle feste ristoranti aperti a pranzo

La sera resta il coprifuoco

Si potrà pranzare al ristorante il 25 e 26 dicembre, a Capodanno e per l’Epifania. La sera invece resteranno chiusi visto in vigore il coprifuoco. Sulla questione si è discusso molto nella maggioranza. «Abbiamo ottenuto che i ristoranti saranno aperti a pranzo il 25 e 26 dicembre, a Capodanno e per l’Epifania. Nel nuovo Dpcm non saranno previste queste chiusure: come Italia viva, ci siamo opposti sin dall’inizio», ha detto ieri il presidente dei senatori di Italia viva, Davide Faraone.

Niente seconde case se fuori regione

Stop dal 21 dicembre

Dal 21 dicembre non ci si potrà muovere per raggiungere le seconde case fuori regione. Anche se sulla questione si è discusso fino all’ultimo. Anche perché su questo punto l’opposizione è andata all’attacco. «Non penso che nessuno stia pensando ai veglioni, non stanno chiedendo l’apertuta delle piste di sci, ma di permettere a chi ha una seconda casa di raggiungerla. Qual è il problema se invece di essere in tre a Milano sono in tre in Val d’Aosta o a Cancattì?», ha detto il leader leghista Salvini

Gli impianti sciistici restano chiusi

Stop anche alle crociere

È uno dei punti fermi a poche ore dalla definizione del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm): gli impianti sciistici di risalita restano chiusi per il rischio assembramenti.

Aperti invece gli alberghi di montagna dove sarà possibile fare il cenone ma in camera. Fino a qualche giorno fa sembravano una delle poche isole felici, pur con strettissime misure di sicurezza. Invece il governo ha deciso di proibire i viaggi sulle navi da crociera.

Anticipata la messa della notte di Natale

Garantire rientro alle 22

La messa di Natale si dovrà concludere entro l’orario per rientrare a casa per il coprifuoco alle 22. Quindi verso le 20, 20:30. «Sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di “orientare” i fedeli a una presenza ben distribuita. Per la Messa nella notte, hanno condiviso i Vescovi, sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto “coprifuoco”» è scritto nel documento finale del Consiglio Permanente della Cei.

Durata delle restrizioni fino al 15 gennaio

Si parte il 4 dicembre

Le nuove norme (decreto legge) prevedono per il Dpcm una durata massima di 50 giorni. Il governo è orientato a estendere la validità del Dpcm in arrivo oggi fino al 15 gennaio. «Questo Dpcm sarà probabilmente il più lungo per durata della storia recente tra questi provvedimenti per regolare le nostre azioni. Parte il 4 dicembre, andrà sicuramente oltre l’Epifania, se un giorno dopo o una settimana dopo si stabilirà nel dibattito» ha detto ieri il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia