Draghi, il governo “dei competenti”? Con il manuale Cencelli. I ministri: 15 politici e 8 tecnici. Quattro del M5s, 3 di FI, Pd, Lega. Uno per Iv e Leu. Le novità: Cingolani e Colao a ecologia e digitale

Mario Draghi ha sciolto la riserva e ha accettato l’incarico di formare un nuovo governo: il terzo della legislatura dopo i due esecutivi guidati da Giuseppe Conte.

Draghi, 73 anni, è il presidente del Consiglio dei ministri.
Il giuramento della squadra, nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avverrà sabato 13 febbraio alle ore 12 (qui la diretta di queste ore).

La lista dei ministri è stata letta da Draghi al termine del colloquio con il capo dello Stato: dei 23 ministri, 15 sono uomini e 8 sono donne (qui la grafica). L’età media è di 54 anni; gli esponenti politici sono più dei tecnici (15 a 8). Tre ministri su 4 vengono da regioni del Nord.

Ministro della Cultura

Dario Franceschini, 62 anni, del Pd, già ministro della Cultura nel governo Conte bis, è stato confermato da Draghi (qui la biografia)

Ministro del Lavoro

Andrea Orlando, 52 anni, del Pd, vicesegretario del Pd, è il nuovo ministro del Lavoro (qui la biografia)

Ministra della Giustizia

Marta Cartabia, 57 anni, già presidente della Corte Costituzionale, è la nuova ministra della Giustizia (qui la biografia)

Ministra dell’Interno

Luciana Lamorgese, 67 anni, già ministra dell’Interno nel governo Conte bis, è stata confermata (qui la biografia).

Ministro dei rapporti con il Parlamento

Federico D’Incà , 45 anni, 5 Stelle, già ministro per i rapporti con il Parlamento con Giuseppe Conte, è stato confermato (qui la biografia)

Ministro dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale

Vittorio Colao, 59 anni, manager, è il nuovo ministro all’Innovazione tecnologica e alla transizione digitale (qui la biografiaqui il suo colloquio con Ferruccio de Bortoli in cui spiegava: «Ecco perché le tasse per l’ambiente sono giuste»)

Ministro della Pubblica amministrazione

Renato Brunetta, 70 anni, di Forza Italia, è il nuovo ministro della Pubblica amministrazione: è stato titolare dello stesso dicastero con Silvio Berlusconi (qui la biografia)

Ministra degli Affari regionali e Autonomie

Mariastella Gelmini , 47 anni, di Forza Italia, è la nuova ministra degli Affari regionali e delle Autonomie (qui la biografia)

Ministra al Sud e Coesione Territoriale

Mara Carfagna, 45 anni, Forza Italia, è la nuova ministra al Sud e alla Coesione territoriale (qui la biografia)

Ministra alle Politiche giovanili

Fabiana Dadone, 37 anni, 5 Stelle, ex ministra della Pubblica amministrazione con Giuseppe Conte, è la nuova ministra alle Politiche giovanili (qui la biografia)

Ministra alle Pari opportunità e alla famiglia

Elena Bonetti , 46 anni, Italia viva, ex titolare del ministero della Famiglia con Giuseppe Conte, è titolare dello stesso dicastero (cui è affidato anche il dossier delle pari opportunità) con Draghi (qui la biografia)

Ministra alla Disabilità

Erika Stefani, 49 anni, Lega, è la nuova ministra alla Disabilità (qui la biografia)

Ministro del Turismo

Massimo Garavaglia, 52 anni, Lega, è ministro del Turismo (qui la biografia)

Ministro degli Esteri

Luigi Di Maio , 34 anni, 5 Stelle, è confermato al ministero degli Esteri (qui la biografia)

Ministro della Difesa

Lorenzo Guerini, 54 anni, Pd, è confermato al ministero della Difesa (qui la biografia)

Ministro dell’Economia e delle Finanze

Daniele Franco , 67 anni, è ministro dell’Economia e delle Finanze (qui la biografia)

Ministro dello Sviluppo economico

Giancarlo Giorgetti, 54 anni, Lega, è ministro dello Sviluppo economico (qui la biografia)

Ministro all’Agricoltura

Stefano Patuanelli , 46 anni, 5 Stelle, è il nuovo ministro delle Politiche agricole (qui la biografia)

Ministro alla Transizione ecologica

Roberto Cingolani , 60 anni, è titolare del nuovo ministero alla Transizione ecologica (qui la biografia)

Ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Enrico Giovannini , 63 anni, è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (qui la biografia)

Ministro dell’Istruzione

Patrizio Bianchi, 68 anni, è il nuovo ministro dell’Istruzione (qui la biografia)

Ministra dell’Università

Cristina Messa, 59 anni, è la nuova ministra dell’Università e della Ricerca(qui la biografia)

Ministro della Salute

Roberto Speranza , 42 anni, Leu,è confermato al ministero della Salute (qui la biografia)

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Roberto Garofoli, 54 anni, è il nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (qui la biografia)

Europa e Recovery in mano a premier e tecnici – A nove giorni dall’incarico ricevuto da Sergio Mattarella, Draghi è salito al Colle per sciogliere la riserva e sottoporre la lista dei ministri al presidente della Repubblica. Che l’ha approvata, firmando i decreti di nomina: il giuramento è previsto per sabato 13 febbraio alle ore 12. Il premier è poi uscito per leggere alla stampa la lista dei componenti dei suoi governi. I dicasteri sono praticamente identici a quelli del governo Conte. Non c’è più il ministero per gli Affari europei, mentre i dicasteri chiave per la gestione del Recovery plan sono tutti affidati a tecnici: segno che Draghi intende tenere per sé e per le persone di sua fiducia sia i rapporti con l’Europa che la stesura del delicato piano di fondi europei.

I tecnici: da Cingolani a Colao – Il cambiamento principale è quello legato al ministero che suscitava maggior interesse nell’opinione pubblica: quello alla Transizione energetica, chiesto da Beppe Grillo come condizione per l’appoggio del M5s. Il nuovo dicastero prende il posto del ministero dell’Ambiente, che assorbirà le competenze in materia energetica al momento assegnate agli altri ministeri. Il titolare del nuovo dicastero presiederà anche un comitato interministeriale che sarà creato per la transizione energetica. Un ruolo delicato per il quale la scelta di Draghi è finita sul fisico Roberto Cingolani, manager di Leonardo, che ha partecipato a Sum, il convegno annuale organizzato dalla fondazione Gianroberto Casaleggio. Ma è stato pure ospite della Leopolda di Matteo Renzi e di Vedrò, il vecchio think tank di Enrico Letta. In passato ha condotto una rubrica sulla web radio del fattoquotidiano.it. Un altro tecnico che era tornato di recente al centro delle cronache politiche è Vittorio Colao, il manager scelto da Conte per guidare la task force sulla ripartenza del post pandemia: da domani guiderà il ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale. Viene spoliticizzato pure il ministero della giustizia: sarà guidato da Marta Cartabia, ex presidente della Consulta nominata da Giorgio Napolitano. Eredita la poltrona di Alfonso Bonafede e una serie di riforme delicate e fondamentali anche in chiave Recovery plan. Tecnici sono pure Cristina Messa, ex rettrice della Bicocca che va all’Università, e Patrizio Bianchi, ex assessore regionale in Emilia Romagna e rettore di Ferrara, al quale invece va l’Istruzione. Alle Infrastrutture finisce Enrico Giovannini, già ministro con Mario Monti. Confermata la nomina all’Economia di Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia e fedelissimo di Draghi. In quota “tecnica” è pure una delle ministre riconfermate del passato governo: Luciana Lamorgese rimane a guidare il Viminale come fa nel 2019. All’epoca la scelta era stata di spoliticizzare il Viminale dopo l’ingombrante presenza di Matteo Salvini. Adesso la Lega governerà con la ministra che ha tanto attaccato in questi mesi.

La politica: tra conferme e new entry (e poche donne) – Poi ci sono i politici. Quelli confermati dal governo Conte 2 sono per il M5s Luigi Di Maio, che resta agli Esteri, Federico D’Incà, ai Rapporti per il Parlamento, Fabiana Dadone, che invece trasloca: lascia la Pubblica amministrazione e va alle Politiche giovanili. Cambia ministero pure Stefano Patuanelli, di professione ingegnere: lascia lo Sviluppo economico e va all’Agricoltura. Il Pd conferma Dario Franceschini alla Cultura – dal quale viene scorporato il Turismo – e Lorenzo Guerini alla Difesa. Entra al governo, al ministero del Lavoro, Andrea Orlando: per l’attuale vicesegretario del Pd è la terza volta da ministro dopo i precedenti all’Ambiente e alla Giustizia. Leu ottiene la conferma di Roberto Speranza alla Salute, mentre Italia viva, che aveva provocato la crisi facendo dimettere i suoi ministri, riporta di nuovo alle Pari opportunità Elena Bonetti: dopo meno di un mese, quindi, la renziana torna a sedersi sulla poltrona lasciata in polemica col governo Conte. Poi ci sono gli altri partiti, quelli che sono passati dall’opposizione alla maggioranza. La Lega di Salvini torna al governo e piazza Giancarlo Giorgetti, già sottosegretario del governo gialloverde, allo Sviluppo Economico. Erika Stefani, ministro degli Affari regionali del governo Conte 1, si siede sulla poltrona di ministra delle Disabilità, un dicastero creato dopo espressa richiesta di Salvini. Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia del governo gialloverde, torna al vertice del ricostituito ministero del Turismo. Anche per Forza Italia tre poltrone e tutte a tre a ex ministri, che però non fanno parte di un esecutivo dai tempi di Silvio Berlusconi: dopo le roventi polemiche del 2008/2011 Renato Brunetta si riprende l’incarico al vertice della Pubblica amministrazione. Mara Carfagna – già titolare delle Pari Opportunità – ottiene il Sud e la Coesione sociale, Mariastella Gelmini, contestatissima ministra dell’Istruzione di Berlusconi, va invece agli Affari regionali. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio sarà Roberto Garofoli, già capo di gabinetto del ministero dell’Economia che si dimise nel dicembre del 2018 in polemica con il Movimento 5 stelle.

Un governo del Nord – E se a livello politico Draghi ha stilato la sua lista seguendo il Cencelli, a livello geografico è andata diversamente. A prevalere nel nuovo governo è soprattutto il nord d’Italia, con una schiacciante maggioranza di 9 lombardi (Cartabia, Guerini, Giorgetti, Cingolani, Messa, Colao, Gelmini, Bonetti, Garavaglia). Il quadro delle regioni settentrionali si completa con una piemontese (Dadone), un ligure (Orlando), un friulano (Patuanelli), quattro veneti (Brunetta, Stefani, Franco e D’Inca, questi ultimi due originari di Belluno) e due emiliani (Franceschini e Bianchi, entrambi di Ferrara).Il centro Italia vede un laziale (Giovannini) e per il Sud quattro ministri: due campani (Di Maio, Carfagna) e due lucani (Speranza e Lamorgese, entrambi nati a Potenza).