Per me la “politica” è SERVIZIO. Sarò un Presidente del Consiglio rispettoso del regolamento, delle leggi ma soprattutto delle persone.

la POLITICA una palestra per servire i fratelli….

Nella vita pubblica la carità esclude l’egoismo del tenersi in disparte: fa a ciascuno un dovere di assistere lo Stato, la comunità; diviene carità di patria; e vede l’interesse nazionale non come categoria esterna, ma come un interesse comune, in cui sono inclusi i destini delle rispettive famiglie e persone. La politica così, da palestra di risse, diventa gara di servizi coi quali serviamo ai fratelli e a noi stessi.

Ciascuno di noi nel rapporto coi fratelli evoca Cristo, anche in politica. E se attraverso la politica, è stato fatto anche tanto male alla società (basti pensare alle dittature contemporanee, alle lotte sociali e alla guerra fredda con sperpero di ricchezze immense per fabbricare armi spettacolari destinate al suicidio dei popoli), si capisce di più la necessità di una infusione di grazia nel corpo sociale anche attraverso le nostre attività, – la nostra virtù in atto.

Una politica senza Dio equivale a una vita fisica senza sole: un culto della morte, perché Dio è la vita; e rimosso Lui si entra nel freddo della notte polare. Rimosso Lui, l’uomo non è più una creatura sacra, un figlio di Dio; ma un mammifero che ingombra: ed è logico che, dove si può lo si tolga di mezzo.

Se la politica fosse sola giustizia rimarrebbe sterile per quei cittadini che fossero vinti nelle competizioni della vita. Viceversa s’integra se interpreta cristianamente l’autorità quale un servizio perché nasce dalla carità: servizio reso con rispetto alla persona umana e con un senso di dovere assistenziale verso la miseria.

La soluzione del Vangelo non è utopica: è razionale. Se gli uomini cercano il regno di Dio, avranno per giunta «tutto il resto», e cioè anche la soluzione dei problemi economici, politici, sociali.

Sono sempre stato ISPIRATO dal pensiero e dagli scritti di IGINO GIORDANI (Foco) – e da quanto scriveva della politica don LUIGI GIUSSANI (don Gius)….. adesso proverò per alcuni mesi ad essere strumento di CARITA’.

INTERVISTA CHE VENNE FATTA AL “DON GIUS” AD A.M. BAGGIO NEL 1986 :

Nei giorni scorsi mi è capitato di venire a conoscenza di un incontro a Milano, nell’immanenza delle elezioni politiche, a cui partecipavano quattro candidati in quattro liste diverse per l’elezione del consiglio regionale lombardo (Pd, Forza Italia, Energie per l’Italia, Noi per l’Italia), tutti affezionati partecipanti alla vita di Comunione e Liberazione.
Mi è sembrata una cosa un po’ strana. Infatti il pensiero del fondatore di Cl è sempre stato chiaro e semplice circa l’unità in politica dei cristiani, anche in epoche diverse, in contesti cambiati, in periodi difficili o più o meno “liquidi”.
Un breve excursus storico.
Come giudica le divergenze tra cattolici che si manifestano sul terreno sociale o politico?
Idealmente noi dobbiamo tendere all’unità anche in politica, perché i cristiani debbono tendere all’unità in tutto, dato che sono un corpo solo. Perciò è un dolore non trovarsi dello stesso parere, non un diritto conclamato sconsideratamente. È dolorosa, anche se tante volte inevitabile, la diversità, e bisogna essere tutti tesi a scoprire il perché il fratello la pensa diversamente e comunicargli nel modo migliore i motivi della propria convinzione, nella ricerca dell’unità.
Per molti invece il pluralismo è un valore in sé…
È esattamente questo che noi combattiamo. Il Sinodo, parlando dei cristiani, non ha usato la parola “pluralismo”, ma “multiformità”: multiformità è, per esempio, la presenza nella Chiesa del movimento dei Focolari, dell’Azione Cattolica, di Cl, che sono diverse modalità di sperimentare la stessa cosa che è il fatto cristiano; così fra loro c’è un’affinità, una parentela profonda. Uno è contento di vedere che l’altro ha una fantasia diversa dalla propria…
E il pluralismo?
Il pluralismo invece è l’esito dell’impatto della fede sul campo culturale: che ci sia, per esempio politicamente, diversità fra cattolici, è umanamente comprensibile, ma non è l’ideale. L’importante che almeno, pur avendo opinioni diverse, ci si senta dentro la stessa cosa, ma spesso questo non avviene: in molto associazionismo cattolico e anche in molte parrocchie, pesa di più essere della stessa parte politica piuttosto che della stessa fede. La posizione giusta, secondo noi, è quella opposta: siccome è più forte la nostra fede, anche se la pensiamo diversamente siamo protesi a imparare l’uno dall’altro, a cercare di capire senza ostilità. Ma non è un valore il pluralismo, il valore è la libertà.

AD MAIORA

GIORGIO