RECOVERY PLAN – BOZZA. OGGI E DOMANI IL PREMIER DRAGHI LO PRESENTA ALLE CAMERE

Il Recovery Plan dell’Italia è pronto: cos’è e cosa prevede il piano di investimenti e riforme “epocale” per il rilancio del Paese?

Il testo, per ora ancora in bozza ma con il via libera da Bruxelles, racchiude in 318 pagine il futuro della nazione. Nello specifico, il piano si inserisce nella cornice europea del pacchetto Next Generation EU, che mette a disposizione ben 750 miliardi di euro per la ripresa dei 27 Stati UE travolti dalla crisi della pandemia.

Il Recovery Plan è stato al centro delle tensioni in maggioranza sabato 24 aprile, tanto che è stato necessario rinviare il CdM di quasi 12 ore.

Il documento è più che mai strategico: contiene il cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza, ovvero il “programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19”.

In più, comprende il Fondo complementare da 30,6 miliardi di euro, di gestione nazionale, necessario per completare e rafforzare le riforme del Paese.

Con il via libera nel CdM, piuttosto agitato, del 25 aprile, i passaggi in Parlamento saranno cruciali per la versione definitiva del Recovery Plan: cos’è e cosa prevede il testo?Bozza Recovery Plan del 23 Aprile 2021

Cos’è il Recovery Plan

Il Recovery Plan è il corposo documento contenente riforme e investimenti in settori chiave per il rilancio dell’Italia.

Nello specifico, si tratta di un progetto economico ambizioso e a lungo termine con il quale far ripartire e modernizzare il Paese, dopo lo tsunami della pandemia e superando ostacoli strutturali radicati da anni.

Il Recovery Plan è stato studiato e definito dal Governo italiano (iniziato dall’esecutivo Conte e terminato da quello Draghi) su richiesta dell’ Unione Europea. Si inserisce, infatti, nel programma Next Generation EU (NGEU) dal valore di 750 miliardi di euro. Il pacchetto è stato approvato dall’UE come risposta concreta alla crisi da pandemia.

Da Bruxelles arriveranno in Italia 191,5 miliardi di euro, pianificati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, qui in bozza. Ad essi si affiancheranno i 30,6 miliardi finanziati a livello nazionale dal Fondo complementare.

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Pnrr e fondo sommati insieme valgono 222,1 miliardi di euro, ovvero il valore complessivo del Recovery Plan.

Tale strumento programmatico di riforme e investimenti vuole rispondere a due obiettivi chiave, definiti nel testo come:

  • riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica;
  • contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana

Nell’affrontare tali target con l’ampio e dettagliato programma di investimenti e riforme, il piano vuole accelerare su disuguaglianza di genereinclusione giovaniledivari territoriali.

Il Recovery Plan verrà visionato dalla Commissione, per verificare la coerenza e l’efficacia degli obiettivi indicati. Pertanto, il programma si snoda in 6 missioni specifiche stabilite da Bruxelles, con l’obbligo di rendicontazione all’UE per tutti i progetti finanziati dai 191,5 miliardi di euro.

Prossime tappe del piano

Il Recovery Plan è stato strutturato dal Consiglio dei Ministri, con la stesura dettagliata di progetti, riforme, investimenti e impatti su occupazione e crescita.

La bozza ha già avuto un primo via libera da Bruxelles. Il testo, per diventare ufficiale e definitivo deve adesso passare l’esame parlamentare.

Il 26 e 27 aprile il presidente del Consiglio Draghi farà le comunicazioni alla Camera e al Senato, che voteranno le risoluzioni sul piano.

Una volta approvato da deputati e senatori, il Recovery Plan tornerà in CdM per la stesura finale e incorporando eventuali modifiche richieste dal Parlamento.

Entro il 30 aprile il piano sarà inviato a Bruxelles, per essere valutato dalla Commissione UE. L’organo esecutivo europeo avrà a disposizione due mesi per analizzare il Recovery Plan in base ai criteri indicati da Bruxelles. Se approvato, passerà poi al Consiglio UE per avere il via libera. A quel punto inizierà l’erogazione di primi fondi.

Si presume che per l’estate possa essere finanziato il 13% delle risorse.

Cosa prevede il Recovery Plan?

Il nucleo del Recovery Plan è il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che si compone di 6 missioni:

  1. Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura
  2. Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica;
  3. Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile;
  4. Istruzione e Ricerca;
  5. Inclusione e Coesione;
  6. Salute

In più, sono previste importanti riforme, i cui ambiti principali sono: pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza.

In totale, l’Italia spenderà 222,1 miliardi di euro comprensivi dei 195,1 miliardi finanziati da Bruxelles (Pnrr e Fondo React-EU) e 30,6 miliardi di euro provenienti dal Fondo nazionale complementare.

Da sottolineare, che il Governo italiano ha richiesto il massimo disponibile delle risorse europee, divise in 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro in prestiti.

Di seguito le missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza con le risorse previste sommando Pnrr, React-EU, Fondo complementare.

Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura

Sono 50,2 i miliardi totali previsti per questo ambito. Nel piano italiano vengono così ripartiti:

  • digitalizzazione, innovazione sicurezza P.A: 10,95 miliardi;
  • digitalizzazione, innovazione, competitività sistema produttivo: 30,98 miliardi;
  • turismo e cultura: 8,13 miliardi di euro

Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica

Il settore è uno dei perni del piano, sul quale l’UE insiste: l’Italia vi investirà un totale di 69,96 miliardi di euro.

Le maggiori voci di investimento sono:

  • agricoltura sostenibile e economia circolare: 6,97 miliardi;
  • transizione energetica e mobilità sostenibile: 25,36 miliardi;
  • efficienza energetica riqualificazione edilizia:22,26 miliardi;
  • tutela territorio e risorsa idrica: 15,37 miliardi

Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile

A questa voce di spesa sono destinate 31,46 miliardi di euro.

Sono due gli ambiti di intervento: rete ferroviaria ad alta velocità (28,30 miliardi) e intermodalità e logistica integrata (3,16 miliardi).

Istruzione e Ricerca

Per la missione istruzione sono pianificati interventi per un totale di 33,81 miliardi di euro.

Il potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione (da asili nido a università) ha un valore di 20,89 miliardi di euro.
La voce “dalla ricerca all’impresa” assorbirà 12,92 miliardi di euro.

Inclusione e Coesione

La missione avrà investimenti da 29,62 miliardi di euro così ripartiti:

  • politiche per il lavoro: 12,63 miliardi;
  • infrastrutture sociali, famiglie, terzo settore: 12,58 miliardi;
  • interventi per coesione sociale: 4,41 miliardi

Salute

Per rafforzare e riformare il settore sanitario, il Recovery Plan prevede 20,22 miliardi di euro totali di investimenti.

Nel dettaglio, telemedicina e rete territoriale disporranno di 9 miliardi e l’innovazione e la ricerca di 11,22 miliardi.

Recovery Plan: le riforme

Le riforme rappresentano una delle ambizioni principali – nonché tra le più difficili – all’interno del piano.

Sono 5 le riforme che possono essere individuate nella bozza, anche se quella più massiccia, la riforma della pubblica amministrazione, ne comprende al suo interno altre. Le aree di fatto possono essere così ripartite:

  • Riforma della pubblica amministrazione, che comprende al suo interno trasformazione, accesso e competenze;
  • Riforma del sistema della proprietà industriale;
  • Riforma della formazione obbligatoria per la scuola;
  • Riforma delle politiche attive del lavoro;
  • Riforma della medicina territoriale

L’impatto sul PIL dell’Italia

La crescita dell’Italia attraverso il piano è stata così stimata:

“nel 2026 il Pil sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali.”

Un effetto importante si avrà anche nel Mezzogiorno. Su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, il 40% è destinato alle riforme per il Sud.

Governance: chi gestirà i fondi per il Recovery Plan?

Sul tema della gestione la prima bozza del Recovery, quella del governo Conte, non si presentava esattamente chiarissima, dando allora adito a uno scontro politico tra Conte e Italia Viva.

Di fatto a richiedere la precisa strutturazione di una governance per i progetti alla base del piano è proprio l’Unione Europea, va da sé che si tratta quindi di un punto cruciale.

Punto che contiene di sicuro specifiche e indicazioni più chiare nell’attuale bozza, che è possibile trarre dalle stesse parole di Mario Draghi nella premessa, con un esplicito riferimento a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio per la gestione del Recovery Plan:

“La supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti.”

Si tratta – ancora nelle parole di Draghi – di una “struttura di coordinamento centrale” presso il ministero dell’Economia che svolge un’attività di coordinamento e supervisione, affiancata da “una struttura di valutazione e una di controllo”:

“Il comitato supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Ue”.

AD MAIORA….

G.C.