Teatri, cinema e musei al 100%, discoteche al 50 (75% all’aperto), stadi al 75. Il Cdm va oltre le indicazioni del Cts. Sì anche dai ministri leghisti

Per i furbetti e dopo la seconda violazione scatta la chiusura per 10 giorni. Il datore di lavoro può richiedere il Green Pass. Viene meno il distanziamento

È stato approvato il decreto legge che prevede – dall’11 ottobre – le nuove capienze per teatri, musei, cinema, discoteche ed eventi sportivi in genere.

IlL’incontro chiarificatore tra Salvini e il premier Mario Draghi porta, come primo risultato tangibile, l’innalzamento dell’asticella delle capienze per una serie di luoghi che, fino ad oggi, erano rimasti un po’ ai margini, costretti dalla pandemia da coronavirus ad aperture a singhiozzo ma anche a lunghe chiusure. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che a partire da lunedì cambierà le capienze per cinema, teatri, stadi e discoteche rispetto a quelli suggeriti la settimana scorsa dal Cts. Così per cinema e teatri Palazzo Chigi accoglie le richieste del ministro della Cultura Franceschini e porta al 100% la capienza anziché all’80% , mentre dal 50% passa al 70% per gli eventi culturali all’aperto. Negli stadi si potranno staccare il 75% dei biglietti così come aveva richiesto il Cts. Negli impianti al chiuso, come i palazzetti dello sport, la capienza viene invece aumentata dal 50 al 60%.

La spuntano anche le discoteche, che alla fine passeranno al 50% della capienza anziché al 35% mentre all’aperto saranno al 75% anziché 50 come inizialmente previsto.
Sullo sci accolta la proposta delle regioni che chiedono di andare al 100% con gli sky-pass e le seggiovie aperte, mentre cabinovie e funivie andranno all’80% della capienza. Ma a tutti gli impianti si accede solo con il green pass.

Il tema della riapertura con un incremento delle capienze dei luoghi di cultura, tra cui musei, cinema e teatri e negli stadi era al centro del dibattito, non solo politico, da settimane. «In zona bianca, l’accesso agli eventi e alle competizioni» sportive «è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19, e la capienza consentita non può essere superiore al 75 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 60 per cento al chiuso». Si legge nella bozza del decreto all’esame del Cdm. Si va, dunque, oltre a quelle che erano state le indicazioni del Comitato tecnico scientifico che era stato molto più prudente. Ma serve ancora prudenza e l’uso del condizionale è d’obbligo. Sempre sulla bozza si legge: «In zona bianca e gialla, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi, può essere stabilita una diversa percentuale massima di capienza consentita, nel rispetto dei principi fissati dal Comitato tecnico-scientifico, con linee guida idonee a prevenire o ridurre il rischio di contagio, adottate, per gli spettacoli dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e, per gli eventi e le competizioni dal Sottosegretario di Stato con delega in materia di sport». Restano, ovviamente, più stringenti le regole se le regioni dovessero ritrovarsi malauguratamente in zona gialla. Ma non è il caso, al momento, dell’Italia, visto che da settimane ormai la curva dei contagi è in graduale e deciso calo.

Focus discoteche

Le discoteche, dunque, avranno una capienza al 50% anziché al 35% delle presenze, che all’aperto diventano 75% anziché 50 come inizialmente previsto e dettato dalle indicazioni del Comitato tecnico scientifico. Tra gli obblighi, è anche previsto che nei locali al chiuso sia garantita la presenza di impianti di aerazione senza ricircolo dell’aria e in discoteca la mascherina potrà essere tolta solo in pista quando si balla. La novità, poi, è un’altra: dal calcolo delle capienze al chiuso saranno esclusi i dipendenti dei locali. E’ questa, secondo quanto si apprende da fonti di governo leghiste, una delle decisioni prese in Consiglio dei ministri. A porre la questione, viene riferito, i ministri della Lega che si sarebbero poi detti «soddisfatti» del risultato, a partire da Giancarlo Giorgetti, che avrebbe chiesto anche che questa prima apertura sia un «primo passo», compatibilmente con l’evoluzione dei dati sanitari

No alla distanza di un metro

Un altro aspetto che cambierà a partire da lunedì è quello relativo al distanziamento sociale, norma che, assieme all’utilizzo delle mascherine, ha rappresentato da sempre una tra le regole principali per il contenimento della pandemia. Si legge nel decreto, dunque, che «non sarà più necessario rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro per i visitatori «nei musei, negli altri istituti e luoghi della cultura». 

Le attività sportive e gli eventi agonistici

Altro capitolo. Per quel che riguarda sport ed eventi sportivi in genere, nel testo è specificato che le misure si applicano «per la partecipazione del pubblico sia agli eventi e alle competizioni di livello agonistico riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e del Comitato italiano paralimpico (Cip), riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali sia agli eventi e alle competizioni sportivi diversi da quelli sopra richiamati».

Sanzioni

Non si tratta di un liberi tutti. Le nuove regole sulle capienze che superano anche le indicazioni che erano state assegnate dal Comitato tecnico scientifico, prevedono un inasprimento delle sanzioni nel caso in cui non vengano rispettati dai gestori i nuovi limiti percentuali delle presenze rispetto alla capienza delle strutture. Sul decreto, all’articolo sulle «disposizioni urgenti in materia di spettacoli aperti al pubblico, di eventi e competizioni sportive e di discoteche» è infatti previsto che «a partire dalla seconda violazione, commessa in giornata diversa», si applichi «la sanzione amministrativa accessoria della chiusura da uno a dieci giorni».

Il Green Pass

Novità anche per quel che riguarda i luoghi di lavoro dove dal 15 ottobre sarà obbligatorio, nel pubblico e nel privato, avere il Green Pass. Così, per “esigenze organizzative” il datore di lavoro potrà chiedere di verificare il possesso della certificazione verde in anticipo rispetto all’inizio del turno di lavoro. Lo prevede la bozza del decreto che aumenta le capienze. «In caso di richiesta da parte del datore di lavoro, derivante da specifiche esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro – si legge – i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni» sul green pass «con un preavviso necessario a soddisfare le predette esigenze organizzative».

Le reazioni

A parlare di un «barlume di speranza» sono i gestori delle discoteche: «Per noi, fermi da due anni, è un inizio» commentano i proprietari dei locali auspicando di poter «alzare l’asticella con un andamento positivo della pandemia così come è stato già fatto per tante altre attività». Non a caso il decreto non esclude variazioni, in qualsiasi senso: “In relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi – si legge – potrà infatti essere stabilita una diversa percentuale massima di capienza consentita».

A battersi affinché restassero i limiti fissati nell’ultimo parere del Cts (che avrebbe voluto capienze inferiori per le sale da ballo al chiuso) era stato il ministro della Salute, Roberto Speranza che fino a qualche ora prima del Cdm – a chi gli chiedeva un commento sulle sale da ballo – aveva replicato: In questi mesi abbiamo sempre messo avanti il diritto alla salute». Soddisfatto invece il ministro delle Autonomie, Mariastella Gelmini: “È un successo per li centrodestra e una boccata d’ossigeno per l’intero Paese e per tante attività economiche», dice. Entusiasmo anche dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga e dalla Lega, che con i suoi ministri ha anche ottenuto di escludere i dipendenti delle discoteche dal calcolo delle percentuali. Da Salvini a Giorgetti, per il Carroccio i nuovi provvedimenti sono stati definiti come “un primo passo”, in attesa dell’evoluzione dei dati sanitari.