MAURIZIO LUPI INTERVISTA AL MESSAGGERO: NON POSSIAMO ASPETTARE GODOT, INSIEME GIÀ ALLE PROSSIME ELEZIONI

ON. MAURIZIO LUPI

IL LEADER DI NOI CON L’ITALIA: SI STA CREANDO UNO SPAZIO ENORME DA COGLIERE E NON VOGLIAMO PIU ESSERE FRAMMENTATI. IL PROPORZIONALE? NON È LA PANACEA CHE RISOLVE TUTTI | MALI. QUELLO CHE CONTA E LA FORZA DELL’OFFERTA POLITICA.

È arrivato il momento di «smettere di aspettare Godot», di «darsi una mossa» e di riaggregare le forze di centro. Il leader di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi, è stato tra coloro che nell’impasse delle trattative per la scelta del presidente della Repubblica ha spinto perché i moderati facessero una loro proposta. E da quelle ore, da quella strategia comune che, a suo giudizio, bisogna ripartire guardando alle forze che si riconoscono nel Partito popolare europeo. Mettendo la proposta politica davanti a tutto, senza personalismi, «perché tutti ci sentiamo dei piccoli De Gasperi ma la somma non ne fa uno».

Onorevole Lupi, una modifica della legge elettorale in senso proporzionale può essere in questo senso un passaggio determinante?
«Su questo abbiamo posizioni leggermente diverse. Secondo me bisogna fare attenzione a pensare che la legge elettorale sia lo strumento con cui si aggregano e si fanno proposte politiche. La storia insegna che chi ha modificato la legge elettorale pensando di vincere poi si è ritrovato a veder vincere l’avversario. ,Io penso che la cosa importante sia la forza dell’offerta politica, di conseguenza lo strumento può funzionare solo nel momento in cui gli elettori sono già convinti della proposta».

Quindi sulla riforma delle legge elettorale andrete in ordine sparso?
«Non andremo in ordine sparso, dico solo che non bisogna considerare il proporzionale la panacea che risolve tutti i mali. Noi siamo nipoti del proporzionale ma figli del maggioritario, la nostra proposta politica nasce in uno schema maggioritario sull’onda del criterio della governabilità che secondo me non bisogna perdere. Prima di abbandonare il centrodestra ci penserei bene. Oggi la frammentazione e la debolezza del centro è ciò che ha reso molto più debole la proposta politica del centrodestra».

Quindi serve un’accelerazione nel creare un rassemblement delle forze di centro?
«Una proposta politica di centro ha bisogno di nascere non dal palazzo ma dalla società, cioè dal rinato rapporto della politica che torna a essere espressione di una società viva. Il Partito popolare non nacque a tavolino o perché Don Sturzo si mise a scrivere da intellettuale un appello ai liberti e forti. Nacque da due anni in cui girò tutta l’Italia facendo nascere associazioni».

Il vostro centro guarda anche a Matteo Renzi?
«Mi pare che abbia detto che si è riavvicinato al Partito democratico».

Questa riaggregazione di centro si testerà già alle prossime amministrative?
«A furia di aspettare Godot il centro si è frammentato ed è disunito. Io credo che si stia creando uno spazio enorme, se lo si vuole cogliere. Certamente le prossime amministrative possono vedere un protagonismo nuovo del centro. Noi che facciamo riferimento al Partito popolare europeo abbiamo la voglia di smettere di essere frammentati: Noi con L’Italia, Toti e Coraggio Italia, Forza Italia e l’Udc devono provare a immaginare una strategia comune, tenendo conto che quella legge elettorale è di tipo maggioritario. Io credo che oggi, dopo aver preso la scoppola alle amministrative e dopo la sconfitta subita da tutta la politica in quanto tale in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica, abbiamo l’occasione per ripensare una proposta».

Vi presenterete sotto uno stesso nome?
«Quella notte durante le trattative per il Quirinale in cui ci siamo ritrovati insieme e ci siamo detti che dovevamo fare una proposta nostra mi pare possa essere un germe. Vedremo se nelle prossime settimane questo accadrà. Io però non spengo la volontà di dialogare, anche con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma con la nostra identità. Vedo che Salvini rilancia la proposta del Partito repubblicano: secondo me una semplificazione dell’offerta è sempre un passo avanti. Ma a cosa facciamo riferimento?
Per noi il riferimento è sempre la famiglia popolare europea».

Intervista al Messaggero di Barbara Acquaviti del 2 Febbrario 2022