Wael Farouq docente di lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, docente di lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, bellissima testimonianza domenica 23/10 a Carpi

Wael Farouq, docente di lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano ed esponente di rilievo della cultura egiziana, è stato protagonista, con Emilia Guarnieri, cofondatrice e per molti anni presidente del Meeting di Rimini, dell’incontro- testimonianza del 23 ottobre all’Auditorium San Rocco. L’iniziativa, “Il senso religioso: lo spazio di un incontro”, rientrava negli eventi promossi dall’Associazione “Gli Argonauti” e Comunione e Liberazione di Carpi per ricordare il centenario della nascita di monsignor Luigi Giussani.

La libertà e il senso religioso

Giussani non è né un intellettuale né un pensatore unico nel suo genere, e nemmeno un leader spirituale che guida cuori e menti. Giussani è uno di quei rari casi nei quali la persona si fa evento e l’evento persona, uno di quei casi nei quali le risposte si trasformano in domande e le domande si trasformano in un percorso di stupore che apre un nuovo orizzonte di libertà. La libertà che Giussani ci propone è l’unica garanzia affinché l’amore e la fede non abbiano confini. Senza libertà, l’amore e la fede non sono nient’altro che ideologia. Le motivazioni e gli scopi dell’ideologia non sono malvagi, al contrario; tuttavia, essa è una prigione per i sentimenti, i desideri e le speranze nobili, perché senza libertà non è in grado di comunicare con la realtà e di aprirsi alle persone e agli eventi che ne fanno parte. Per tale ragione, l’ideologia non conosce nient’altro che il potere e ambisce a questo, perché solo così può dominare la realtà. La libertà non è sciogliere i nostri legami con la realtà, non è isolarsi in un mondo da noi scelto, ma è comunicazione continua. Peraltro questa non può esistere senza un altro, e non può esserci conoscenza dell’altro senza consapevolezza di sé. Chi ha perso l’identità non è libero.

posso amare quel che scompare”. Abramo cerca l’amore.

Molti pensano che la fede sia la fine della ricerca, la conclusione della strada. Così facendo, tuttavia, si privano di quel cuore pulsante che è in grado, lui solo, di attualizzare e rendere presente (eterna) la religione esistente dall’inizio dei tempi. Questo cuore pulsante è la ricerca dell’amore, senza la quale le religioni restano imprigionate nel loro passato, perché l’essere incapaci di attualizzarle attraverso la nostra esperienza significa rinunciare alla loro presenza. L’amore è la condizione della fede, solo chi ama può credere. Dio è più grande di quanto conosciamo di Lui. Il vero credente è colui che è mosso dalla curiosità di conoscere ancora di più su Dio, sospinto nei suoi passi dalla certezza che tutto ciò che possiamo conoscere di Lui è scritto nel suo stesso cuore. Il cuore, tuttavia, è come la pietra nella quale è latente il fuoco: se lo sfreghi, arde; se lo lasci stare, si estingue. La pietra arde al contatto di un’altra pietra, e così il cuore. Un individuo solo, isolato, non può conoscere Dio. Dio non è conosciuto nell’isolamento, la strada verso Dio sono i cuori altrui.